19/10/2008
Il viaggio di suor Teresa
Un giorno nel suo convento che si affacciava sullo Stradone Farnese arrivarono sei nuove suore che Teresa aveva personalmente “arruolato”: suor Federica da Napoli, suor Mariha dal Dubai, suor Tatiana dall’Ucraina, suor Jathvian dallo Zimbabwe, suor Haima dalla Sierra Leone e suor Yuuki dal Giappone.
Subito Teresa si affezionò a Jathvian (aveva solo 19 anni e era scappata dallo Zimbabwe insieme ai tre fratellini e alle quattro sorelle che aveva lasciato da un lontano ma pur sempre buono parente) e a Yuuki (perché il suo nome in giapponese significa coraggio e a parer di Teresa ciò era fantastico).
Appena dopo le presentazioni, suor Teresa chiese loro come erano arrivate sino al convento. “In autobus – risposero - perché?” “Perché io combatto contro l’inquinamento e non sopporto nessun mezzo a motore.”
Un giorno, però, suor Teresa ebbe la necessità di dover tornare a Bobbio, il paese dove era nata. Sua madre era malata e fra pochi giorni avrebbe compiuto ben 100 anni. Chiese a Jathvian e a Yuuki di accompagnarla e Yuuki le consigliò di utilizzare proprio l’autobus perché l’amore per una madre era molto più importante di ogni altra cosa, anche della sua “guerra” contro i motori. “E poi l’autobus è il mezzo di trasporto più ecologico: con un solo motore porta tante persone…“, disse.
Quella sera la suora non riuscì a dormire. Era troppo preoccupata e non sapeva cosa decidere. Ma, al mattino, suor Teresa si convinse e partì. Ed ebbe l’occasione di cambiare idea: sul bus di Tempi conobbe molta gente e esperienze che la colpirono molto. Capì che il bus migliorava la vita a molti, offrendo un servizio a chi, senza un’auto, non si potrebbe spostare. E pensò che anche questo era un atto a fin di bene.
Per ingannare il tempo suor Teresa cominciò a parlare con una giovane donna africana: “A lei piace andare in autobus?” “Faccio la badante e per andare a casa della signora che devo assistere prendo l’autobus visto che non ho la macchina. Se non esistesse l'autobus non saprei veramente come fare”, rispose la giovane donna.
Sul sedile accanto a suo, suor Teresa aveva un’anziana signora con la sua nipotina che le offrì una caramella mezza succhiata. “Giulia, lascia stare la signora…”, la sgridò la nonna. “Non si preoccupi”, rispose la suora che aggiunse: “Posso farle una domanda? Usa spesso l’autobus?” “Porto al parco giochi la mia nipotina con l’autobus, visto che non posso guidare!”. Conobbe anche un uomo di mezza età disabile, non abbastanza ricco per comprarsi un auto adatta alle sue esigenze e che quindi usava l’autobus per spostarsi. Come uno studente che ancora non aveva la patente.
Suor Teresa aveva ormai le idee chiare: l’autobus aiuta tante persone che non possono guidare. E poi le avevano spiegato che, anche se inquina, Tempi s’impegna per cercare di ridurre i gas di scarico usando il metano.
Una volta arrivata a Bobbio, suor Teresa si diresse verso l’ospedale. Ma lì non trovò sua madre. Che fosse morta? Suor Teresa era disperata. Chiese a un’infermiera dove si trovava sua madre, ma le rispose che non avevano mai ricoverato un donna con quel nome.
Che sua madre fosse morta poco prima del suo centesimo compleanno? No, no, non poteva crederci. Subito, allora, andò a casa dei suoi genitori dalla quale vide uscire una bella ragazzina con un rosario al collo che si inchinò davanti al portone della chiesa e poi entrò. Da una finestra, suor Teresa guardò dentro e vide una giovane donna seduta su una poltrona di vimini che stava facendo una collana con il ciondolo a faccia di Gesù. Da un’altra stanza uscì un ragazzino che andò in cucina dove c’era un uomo. Il ragazzino assomigliava moltissimo a Francesco, suo fratello, quando era piccolo e anche l’uomo in cucina era tale e quale a suo padre Ernesto. E la donna stava facendo non una qualsiasi collana, ma quella che Teresa aveva addosso in quel preciso momento, quindi era Serena, cioè sua madre ancora giovane.
Non poteva crederci, ma quando si girò per dire questa stranezza alle due suore che l’accompagnavano ebbe la conferma di essere tornata indietro nel tempo: la strada aveva pochissime macchine che la percorrevano, non era asfaltata, il lattaio stava consegnando il latte, parecchi bambini con il grembiulino giocavano in strada, come oggi non si vede più. E la gente era ferma a parlare sull’uscio di casa e non chiusa nei loro salotti davanti alla televisione.
Era tornata indietro nel tempo!
Scese in strada e urlò: “Adoro gli autobus, mi hanno fatto rivivere ciò che era bello!”.
Al ritorno in convento pregò Jathvian e Yuuki di spiegare a tutte le altre suore che usare l’autobus non era un peccato contro la natura, ma anzi, permetteva a tante persone di muoversi insieme e raggiungere posti lontani, familiari e amici cari. Con pochi soldi e poco inquinamento potevano fare cose che senza l’autobus non avrebbero potuto fare.
“Anche Nostro Signore – pensò suor Teresa tra sé e sé - sarebbe d’accordo”.
Elena Sofia Marcoccia, 10 anni
Piacenza
(racconto finalista e segnalato al concorso letterario l'autobus del tempo di tempi piacenza)
12/10/2008
scuola vittorino da feltre piacenza e i diritti dei bambini: tutti gli autori del libro
“Tanti diritti, non tutti i diritti” è una raccolta di poesie scritte dai bambini della scuola primaria Vittorino da Feltre di Piacenza, libro che è stato presentato in occasione del recente Festival del diritto di Piacenza insieme a un filmato sul tema realizzato dal regista Gianni Bianchi con i bambini della scuola nella veste di attori. L'idea è stata della dirigente scolastica Lidia Pastorini che ha coinvolto un gruppo di insegnanti coordinato da Marilena Carragli. Più di 100 le poesie raccolte nel volume.
Ecco tutti i nomi dei mini-poeti: Federica Abelli, Marco Agosti, Simone Arabelli, Nicolò Bacchet, Matteo Badagnani, Valentina Baldini, Ivan Beni, Giulio Bergami, Marcello Bignozzi, Fabrizio Bini, Beatrice Birra, Davide Bisagni, Tommaso Biselli, Paolo Borella, Tatiana Borotti, Massimiliano Borroni, Camilla Boselli, Domenico Bove, Chiara Buraschi, Pietro Busconi, Lorenzo Caperchione, Elisabetta Capitani, Andrea Carella, Elisa Casali, Michela Castellani, Luigi Cimelli, Claudia Cingolani, Norman Coello, Donna Colbah, Simone Cornelli, Giusy Cullaro Carbonaro, Dzejna Dogan, Jaya Eruppakkattu, Anthony Falcone, Chiara Favari, Giampaolo Ferrari, Margherita Ferrari, Sofia Fervari, Andrea Figuccia, Mattea Fogliazza, Alessia Follini, Camilla Franchi, Luca Franchini, Riccardo Gaia, Atanas Galabovski, Sara Gambino, Gabriele Garlaschelli, Filippo Gazzola, Luca Giordano, Eleonora Giulivi, Filip Gligorov, Alessandro Groppi, Paola Groppi, Alexandre Halby, Juri Hida, Valeria Huerta, Natasha Ivanova, Dajana Koleci, Riccardo La Marca, Nevena Lakicevic, Francesca Locatelli, Arianna Losi, Martina Masera, Camilla Mazzoni, Simone Mezzadri, Tommaso Marchesi, Elena Sofia Marcoccia, Laura Martucci, Daniela Masseroli, Dario Molinari, Chiara Montanari, Sara Montuori, Alice Morelli, Alessandro Mura, Nicolò Murtas, Adriana Mytryk, Valentino Ndreu, Julia Novakova, Anna Pasquali, Anna Pedrelli, Alberto Peretti, Filippo Perli, Andrea Polverini, Virginia Porcari, Allegra Prati, Arianna Prati, Filippo Prazzoli, Mariella Rallo, Mercedes Ramon, Filippo Rapaccioli, Rebecca Rapaccioli, Elena Romani, Sara Roselli, Ginevra Rossi, Matteo Rossi, Boubohite Said, Pietro Scala, Davide Scarano, Stefania Schiavi, Michael Scilio, Sara Sfulcini, Noran Shatel, Ajna Sibonjic, Elena Signaroldi, Giacomo Speroni, Anna Squeri, Francesca Tomè, Riccardo Torreggiani, Sofia Traversi, Alexander Vasilev, Leonardo Vegezzi, Katia Verzella, Carlotta Villa, Oliviero Violante, Elisa Zanangeli, Veljko Zarev, Samuele Zermani;
Alessandra, Alex, Andrea, Beatrice, Carolina, Demjan, Francesca, Frank, Kamila, Giulia, Gjergji, Matteo, Michele, Nicola, Qerim, Ronaldo, Soraya della classe 5ª B anno scolastico 2007-2008;
Benedetta, Chiara, Costanza, Emmanuela, Francesca, Ingrid, Luca, Marco, Mattia F., Mattia M., Mattia P. Nicola, Paolo, Rosa, Sebastiano, Stefania della classe 5ª E anno scolastico 2007-2008;
tutti gli alunni della classe 4ª D anno scolastico 2007-2008;
le insegnanti: Maria Angela Angelozzi, Carmen Bonvini, Manuela Calza, Marisa Cammi, Marilena Carragli, Cinzia Delindati, Annalisa Dondarini, Sabrina Inzani, Marinella Losi, Sara Massimiliani, Gabriella Rocchetta, Barbara Savini, Antonella Simoncini, Silvana Turci, Carmen Urbani; la dirigente scolastica Lidia Pastorini.
miniblog piacenza
22/01/2008
ecceZZionale disney
Grazie Disney. Ecco (vedi foto qui sopra) il livello culturale che ci viene trasferito dal sito www.disneychannel.it a chi completa un gioco on-line colleZZionando un po' di gettoni.
Non fatevi abbagliare da Hannah Montana: è lei l'ecceZZionale e spaZZiale ragaZina in aZZione e in animaZZione che ha fatto l'invenZZione.
EcceZZZiunale veramente...
myblog
13:15
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05/01/2008
LA SECONDA VITA DI UNA BOTTIGLIA
Mi chiamo Giulia e sono una bottiglia.
Sono cresciuta nella fabbrica del signor Giorgio Sete. Un giorno un operaio dall'aria un pò stanca che vestiva una maglietta verde con la scritta rossa "Acqua Sete, povera di sodio ma ricca di bollicine" mi attaccò un'etichetta-maglietta con il nome della fabbrica e mi caricò, insieme ai miei amici, su di un grosso camion diretto verso il supermercato Essecorta.
Quando arrivammo, un altro operaio ci mise su uno scaffale.
I primi di Novembre la signora Rossi ci venne a comperare e ci portò a casa sua dove conobbi subito la fantastica famiglia: Charlie di due anni, Sophie di dieci, la signora Rossi e il signor Rossi.
un giorno la signora Rossi decise di utilizzare tre dei miei amici; poi li getto in una borsa per il riciclo.
Io ero terrorizzata per i miei amici, non sapevo dov'erano, dove sarebbero finiti e sopratutto se adesso stavano bene.
Purtroppo, una settimana prima di Natale, il signor Rossi decise di utilizzare me e i miei altri due amici, così dopo averci svuotati ci gettò via.
Ritrovai i miei vecchi amici ma, dopo averli salutati, chiesi agli altri poveri contenitori che fine avremmo fatto e loro mi risposero che saremmo morti.
Io mi spaventai moltissimo, ma prima che ci portassero via sentii Sophie chiedere al papà se aveva sei bottiglie vuote. Il signor Rossi ci venne a prendere e ci consegnò a Sophie che, il giorno dopo, mi portò a scuola dove mi tagliarono a metà e poi a frangette, quindi mi deformarono passandomi sopra alla fiamma di una candela.
Infine unirono le due metà mettendo una candela nel collo del tappo.
Il giorno di Natale, trasformata in un decorativo candelabro, ero esposta su una bancarella benefica insieme ai miei amici.
Imparate a riciclare fa bene a tutti!!
(elena sofia, 9 anni, classe IV C, scuola Vittorino da Feltre Piacenza)
02:44
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16/12/2007
IL MISTERO DELLO SCHELETRO MALEDETTO
“Emily, Micol – chiamò la mamma dalle scale – venite giù c’è vostra nonna”. I ragazzi spensero il computer che in quel momento stavano usando per un importante ricerca di scienze sulla cellula e scesero in cucina dove trovarono la nonna e la mamma che chiacchieravano allegramente sorseggiando del tè proveniente dall’India.
La mamma s’interruppe: “Ragazzi dobbiamo fare un discorso molto importante! ah intanto che io e la nonna finiamo un attimo di parlare, voi potrete fare qual cosa: ad esempio tu Micol puoi rileggerti la pagina di geografia che devi studiare per domani. quanto a te, Emily lavati le mani che fra un pò si cena”.
I ragazzi notarono che la nonna Rylla vestiva con uno strano abito a pois blu con un pizzo cucito a mano che ricordava vagamente il mare in burrasca, invece la loro madre indossava una bel paio di calzoncini rossi lucenti, che spesso portava quando andava in palestra, e una maglietta color verde mela che raffigurava una scimmia attaccata a un albero.
Emily era una bambina molto curiosa, intelligente, simpatica e avventurosa. aveva capelli rossi lisci e morbidi come un cuscino. Indossava una felpa blu e bianca con il numero otto di un giallo pallido al centro e dei calzoni rosso fuoco. Suo fratello era un ragazzo molto avventuroso; aveva capelli neri, indossava una maglia arancione coperta da una camicia a quadretti rossa, i suoi calzoni erano marroni.
Emily nei discorsi della mamma sentì parlare di scale rotte, restauri e cambiamenti, e riferì subito ciò che aveva sentito al fratello.
“Ragazzi, abbiamo finito potete venire”, esclamò la madre Jane. “Torniamo al nostro discorso - prosegui – io e vostro padre, abbiamo preso una decisione: demoliamo le scale e le facciamo nuove quindi dovrete collaborare in questi 2 mesi”.
“Due mesi!”, esclamarono in coro i ragazzi.
Il giorno dopo (mercoledì) Micol non volle neanche andare agli allenamenti di calcio causa il malumore dovuto alla sconvolgente notizia ed Emily non andò a danza per lo stesso motivo del fratello (“strano”, commentò la mamma).
Alle 4 i ragazzi tornarono da scuola esausti e a casa trovarono il muratore Zamboni, un uomo di circa 60 anni. Il suo viso era un pò tondo, i suoi occhi erano piccoli e schiacciati, la sua voce forte rimbombava per tutta la casa. Zamboni era un uomo piccolo e schiacciato, quindi un pò grassoccio: non sembrava proprio un muratore!
La mamma disse di andare in camera a studiare e i ragazzi di malumore ubbidirono; Emily tirò fuori dallo zaino il libro di storia e incominciò a parlare con il fratello: “Ti sembra giusto? Mà e pà decidono di ristrutturare la casa, e non ci dicono niente!”.
I ragazzi finirono di studiare, scesero e trovarono il muratore che guardava perplesso uno scheletro umano. “Mi scusi tanto signora, ma non ho il camioncino per portarlo via, quindi dovrà stare qui minimo 2 settimane”.
Zamboni a quel punto se ne andò e subito dopo i ragazzi urlarono dalla paura; Emily fu la prima che ebbe il coraggio di azzardare qualche parolina o versetto: “Mamm… noi abb… iamo emm… - disse timidamente ma poi proseguì sicura - noi abbiamo paura di questo “coso”, e poi mi spieghi come mai é qua?”.
La mamma le rispose veloce: “Prima che la nostra casa fosse costruita, qui sorgeva una chiesa dove seppellivano i corpi dei santi e quando l'hanno demolita per costruire la nostra casa sono rimasti tutti i corpi sotto terra e quindi scavando si possono ritrovare i loro scheletri…”.
I ragazzi sconsolati tornarono in camera, una camera con le pareti blu tempestate di bizzarri poster, il letto di Micol era con la coperta dei pokemon mentre il letto di Emily, che era separato da quello del fratello solo da un comodino di legno, era verde con chiazze bianche e rosse. Il tavolo che usavano per fare i compiti era di legno antico, sopra il quale si trovavano un portamatite e i libri di Emily e Micol: libri di storia, di scienze, d’italiano ecc…
“Emily, tu cosa pensi di fare con lo scheletro? Ehmm perché io ho paura che si svegli!”, disse Micol impaurito.
“Micol per prima cosa quel teschio non si sveglierà, quindi puoi stare tranquillo! secondo verranno a prenderlo fra una settimana”.
“Sta tranquillo!”, lo rassicurò Emily.
Per cena la mamma aveva preparato: risotto rosso, arrosto di tacchino, macedonia e magnum al caramello.
Il giorno dopo a scuola, una scuola del settecento molto grande con i muri ingialliti dal tempo, Emily e Micol cominciarono a raccontare tutto il procedimento di una loro importante ricerca di scienze alla loro maestra di nome Daphne Ryloon, alta e bionda, circa 20 anni, vestita con una gonna rosa e una camicetta bianca.
Alla fine della lezione, Emily e suo fratello andarono dal preside Ball Collistoon e gli chiesero: “Lei come si comporterebbe se avesse 12 anni e ci fosse uno scheletro in casa sua?”
Il preside rispose: “Non so ragazzi, io chiederei ai miei genitori di spostarlo almeno in cantina”.
“Grazie di tutto signor Collistoon”, disse Emily. poi lanciò un’occhiata a Micol mentre indicava con la testa la porta. I due ragazzi si chiusero la porta dietro le spalle e presero le scale che portavano alla mensa. Emily, giunta in mensa, prese il polpettone e la pera poi si sedette vicino al fratello e discussero un po’ fra di loro sul problema dello scheletro.
Alle 4 i ragazzi tornarono a casa esausti. Appena entrarono, la mamma gli disse: “Andate a lavarvi che siete sporchi, intanto io finisco di pulire la casa. Sapete che é appena stato qui il muratore e ha detto che lo scheletro dovrà restare qui ancora per parecchio tempo!”.
“Cosa?”, ripeterono in coro i ragazzi. sconsolati andarono in camera, fecero i compiti di biologia, scienze e matematica.
Arrivarono presto le sette e scesero in cucina per la cena. Micol vide la zuppa di cavoli e si lamentò come al solito con la madre. Subito dopo si sentì uno scricchiolio era James, il loro papà, che tornava esausto dal lavoro; salutò la moglie e i figli e subito si sedette in poltrona davanti al loro gigantesco televisore per guardare la partita Lazio–Inter che finì 2 a 1 per l’Inter. Poi alle nove in punto andò a letto come tutta la famiglia.
Appena scoccò la mezzanotte si sentì un lamento provenire dal corridoio, Emily si svegliò di soprassalto. Alzò dal letto il fratello e poi andò in corridoio accompagnata da Micol. Quando arrivarono nel luogo da dove proveniva il lamento, provarono ad accendere la luce… …ma niente: il buio regnava in quel luogo freddo e lugubre.
Subito Emily prese una candela dal candelabro appoggiato sul tavolo e avanzò di un passo. Cominciò a scorgere un osso e poi vide lo scheletro che, dopo millenni e millenni nella sua bara sottoterra, si era risvegliato.
La luce magicamente si riaccese e i genitori dei due fecero capolino ma lo scheletro era scomparso. I ragazzi cercarono di spiegare, ma i genitori alla fine della spiegazione data da Emily scoppiarono a ridere e poi ricacciarono i due ragazzi a dormire.
Il giorno dopo, al loro risveglio, la madre gli preparò una bella tazza di latte caldo con cereali al cioccolato e biscotti d’avena. Poi, dopo aver finito la colazione, andarono a scuola dove gli aspettava un compito in classe di francese. Emily rispose correttamente a tutte le 45 domande, mentre Micol ebbe molti problemi a finire in tempo la verifica.
All’ora di pranzo Cody, il loro migliore amico, si sedette vicino a Micol e lo invitò a casa sua per delle ripetizioni di francese. Cody vestiva con una t-shirt blu e dei meravigliosi jeans all’ ultima moda. Micol, pur avendo preso un’insufficienza, rinunciò all’invito di Cody; poi tirò fuori un meraviglioso telefonino e lo mostrò compiaciuto a Cody che subito strappo di mano a Micol l’apparecchio eletronico.
Emily spaventata disse a Micol e a Cody di mettere via il telefono quando l’altoparlante comandato dal preside “disse”: “Cody Chakles, Emily e Micol Klaur subito in presidenza!!!”.
I tre ragazzi, a testa bassa seguiti dagli sguardi curiosi dei compagni, si avviarono verso l’ufficio del preside che li aspettava impaziente.
“Bene, bene, bene; quante volte vi ho detto che é assolutamente vietato portare telefonini a scuola!”, disse il preside.
Emily ribatté: “Signor Collistoon, le giuro che non centro niente in questa storia”.
Il preside si portò il dito alle labbra e la zittì, poi con aria solenne comandò ai tre ragazzi a fare due ore in sala punizione.
Emily, mentre insieme al fratello e a Cody, si avviava verso l’uscita, ringraziò il fratello che neanche la guardò.
La sala punizione era un posto spoglio con solo dieci banchi e una cattedra; mogi, mogi i tre ragazzi si sedettero ognuno ad un banco e dopo entrò la signorina Ryloon che si sedette davanti ai ragazzi. Li liberò il suono della campanella ed Emily, Micol e Cody si avviarono ognuno verso casa propria; dopo aver accompagnato a casa Cody, Micol chiese scusa alla sorella che lo perdonò gentilmente.
Arrivati a casa, Micol entrò e per primo e rimase impietrito: sul pavimento giaceva morto un povero tacchino. In casa Klaur regnava il più assoluto silenzio e soprattutto il caos.
“La mamma arriva alle cinque, dobbiamo mettere tutto in ordine!!!!”, esclamò Emily impazzita.
“No! questo ci aiuterà a provare che non siamo pazzi che lo scheletro é sveglio veramente!”, ribatté il fratello.
“Ma sei pazzo, questo ci procurerà un biglietto per la psicologa”.
Il fratello allora esclamò: “Già, diamoci da fare”, e così dicendo si tirò su le maniche e prese una scopa.
Alle cinque in punto i ragazzi finirono e appena sentirono suonare il campanello Emily si attaccò al libro di storia e Micol alla televisione. La madre Jane entrò, salutò i ragazzi poi si mise subito ai fornelli per preparare la cena ma non trovò il tacchino. Così, dopo averlo cercato (pure nel bidone), preparò la pasta al pomodoro per Emily e Micol, mentre per lei e James gli spaghetti con le vongole.
A mezzanotte in punto Emily si svegliò per verificare se era matta. Lei e il fratello scesero le scale. Si fermarono davanti alla porta. Emily si girò di scattò e lo vide: il grosso ammasso di ossa gli si stava avvicinando con cautela, così Emily seguita da Micol gridò più forte che poté, subito Jane e James scesero e lo scheletro ritornò a dormire.
Ancora una volta i ragazzi cercarono di spiegare il tutto, ma, dopo molti tentativi i genitori decisero che gli avrebbero portati, una volta al giorno, dalla migliore psicologa della città: Gina Groosermaan.
Alle due, i ragazzi si presentarono dalla psicologa, lei li fece coricare su un grande divano in pelle scura ornato con un pizzo giallo che rappresentava dei fiori. Ma la psicologa si trasformò subito in uno scheletro e poi pronunciò strane parole “gro museli che susà jensao le poiser bulinon raré molifé co yucaon giulesao cromusà vogie”.
All’improvviso i due si ritrovarono davanti a un gigantesco castello circondato da un fossato in cui regnavano innumerevoli squali e altrettanti coccodrilli.
Emily terrorizzata entrò nel oscuro e lugubre luogo: le mura del castello erano completamente ricoperte di ragnatele, le alte e ingombranti colonne erano “popolate” da ragni.
Micol si sedette su una sedia per riflettere e subito la sedia sprofondò sotto il pavimento. Terrorizzata e in preda al panico, Emily corse giù per le scale che portavano alla cantina per vedere se il fratello era rimasto intrappolato lì, ma quando arrivò si trovò davanti un intero esercito di scheletri maledetti.
Emily allora si aggrappò alla fune appesa al soffitto e scavalcò tutto l’esercito che rimase incantato. Davanti a lei trovò Cattivix, il cane da guardia degli scheletri, che gli ringhiava contro, così Emily si tolse la cintura che gli incastrò nel collare borchiato e la giacca con cui lo imbavagliò.
Con Sem, il capo dell’esercito, e tutti i suoi scagnozzi alle costole, Emily correva per raggiungere il fratello che era imbavagliato e legato alla sedia su cui, al piano di sopra, si era seduto. Emily raggiunse il fratello, ma alla fine venne catturata. Sem legò entrambi a un bastone, poi mormorò con la sua voce forte: “Ecco la vostra fine, sarete messi al rogo!!”.
Proprio in quel momento Cody fece irruzione in cantina e urlò “Mai!!”. Quindi cominciò a scagliare pietre contro i malintenzionati che si sfracellarono, poi corse a slegare gli amici che gli buttarono le braccia al collo.
Mentre tornavano di sopra, Emily disse: “E’ finita, ma adesso come faremo a tornare a casa?”.
Cody infilò una mano in tasca ed estrasse un foglietto ingiallito dal tempo, poi esclamò: “Ho sentito, mentre andavo dalla psicologa, voi due strillare e il mostro-psicologa pronunciare quelle strane parole. Così sono corso in vostro soccorso e, per mia fortuna, lo scheletro aveva perduto la formula per mandarvi nel castello. Io, però, l’ho letta e sono arrivato al castello. Poi ho notato che sul retro c’era scritto che per tornare nel proprio mondo bisognava leggere la formula al contrario!”.
“Sei un grande Cò”, disse Micol. Poi prosegui: “Forza leggi”.
Cody si schiarì la voce: “eigov asumorc oaseluig noacuy ol efilom erar nonilub resiop el oasney asus ehc ilesum org “ e subito i tre si ritrovarono nello studio della psicologa. Restava fortunatamente solo il ricordo di aver vissuto un’esperienza fantastica di cui non si scorderanno mai.
Anche se, per non avere problemi con i genitori che non avevano creduto ai loro racconti, decisero di tenersi la storia tutta per loro.
elena sofia (9 anni)
18:05
Scritto da: pcnews
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02/12/2007
idee di legge
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Istituto di legge.
1) Bisogna pagare le tasse, anche se aumentate o ribassate.
2) Non bisogna lavorare in nero.
3) Lo stipendio di una persona non dev’essere inferiore ai 1.000 euro.
4) Non si può bere alcool consentito oltre il limite legale.
5) Non è permesso viaggiare se non si è muniti di carta d’identità e di patente.
6) Non si può avere un conto troppo alto in banca (dividere il proprio conto in 2 banche).
7) Sui poveri le tasse hanno il 20% “di sconto”
8) Cercare di dare lavoro a tutti
9) Non fare differenze tra bianchi e neri e neanche tra americani, asiatici, africani…
10) Chiunque trasgredisce la legge dev’essere mandato in prigione anche se è presidente, sindaco, vip…
Grazie dell’attenzione
(idea di esm, 9 anni, Piacenza)
.
18:35
Scritto da: pcnews
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è nato miniblog.myblog.it
è nato miniblog.myblog.it, un blog-news del gruppo pcnews 666
storie per bambini scritti da bambini
dateci un po' di tempo, il blog-news è in costruzione, grazie
17:35
Scritto da: pcnews
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